Riprendiamo i post!..
Qui sotto un articolo pubblicato dagli amici de " Il Giornale di Merate"...
e a seguire post di aggiornamento sulle elezione politiche a Barra do Corda.
...in direzione ostinata e contraria, storie e racconti da Barra do Corda, Maranhão, Brasil
mercoledì 26 settembre 2012
Far West Maranhense
Siamo rimasti molto colpiti dalla morte, o meglio dall’assassinio, di
un candidato consigliere alle prossime elezioni comunali del 7 ottobre, qui
nella nostra città di Barra do Corda.
Alcuni sicari (pistoleiros, come
vengono chiamati qui) hanno freddato questo uomo politico nella serata di sabato,
mentre sostava nei pressi di un gommista per una veloce riparazione alla
propria di auto. Era un persona
conosciuta, già consigliere comunale, sempre all’opposizione, per due mandati
consecutivi.
Ad oggi, non si hanno notizie ufficiali circa l’accaduto. La polizia
sta ancora indagando, il corpo sottoposto ad autopsia.
E’ certo che, a due settimane dal voto, questo omicidio, ha scosso
tutta la città.
Ieri ed oggi, Barra do Corda si è come fermata, paralizzata. Come un
pugile intontito da un colpo ben assestato che a fatica si regge ancora in
piedi.
A differenza di tanti altri episodi analoghi di criminalità (purtroppo
il Brasile di oggi è intriso di violenza), le modalità di esecuzione - che
richiamano uno stile “mafioso” - e la
tempistica - a due settimane dal voto - rendono questo omicidio un evento
destabilizzante, in grado di cambiare radicalmente le carte in tavola. In un
senso o nell’altro, questo ancora dovremo capirlo.
Oggi, “due camminate per pace e la giustizia”, sono state promosse dalle due fazioni
politiche che si contendono il voto. Due camminate ad orari pressoché simili
che si sono sfiorate ma che non si sono unite nel pronunciare, con fermezza,
una condanna unanime. Molti hanno invocato il sostegno della polizia federale e
l’intervento dell’esercito. Ed in effetti, già durante le camminate un
elicottero della polizia “sorvegliava” i due cortei. Il clima è parso molto
teso, la tensione palpabile nei visi delle persone.
Fortunatamente, i caroselli di auto che quotidianamente, oramai da due mesi, invadono le strade, promuovendo l’uno o l’altro candidato, hanno osservato una “giornata di silenzio”.
A differenza delle nostre città e paesi, qui, l’elezione del sindaco
assume i contorni di un mega evento, quasi fosse una finale di coppa del mondo
di calcio e, come tale, con tutto il contorno di tifosi, magliette, musica,
gadget. È un evento totalizzante che
coinvolge tutti, dai bambini agli
anziani, in una sorta di paralisi collettiva. Anche perché di questo mega evento ci si vive:
donne e ragazzi “sbandieratori”, più di 200 auto private adibite a cassa di
musica, promotori “porta a porta”, figuranti ai comizi per alzare l’entusiasmo
e l’adrenalina. Tutti ricevono qualcosa:
dal pieno di benzina alla birra oppure soldi.
E ogni sera un comizio in un “bairro”,
camminate dei giovani e delle donne, degli imprenditori e degli
agricoltori, cortei di auto e moto.
martedì 31 luglio 2012
Happy Hour
Una delle
prime cose che si confrontano quando si viaggia è senza ombra di dubbio il
cibo, a maggior ragione se in terra straniera non ti fermi solo per due
settimane, ma per tre anni.
Se chiedi a
qualsiasi italiano quale sia il piatto tipico brasiliano, la risposta è
inesorabilmente riso, churrrasco e fagioli. Bhè, la realtà non è molto diversa…
Ogni volta
che veniamo invitati a pranzo o a cena c’è il riso : ma attenzione! Non è fatto
come il nostro riso freddo…io immaginavo si facesse così, ma veniva sempre una
schifezza!
| Anna e la preparazione del riso |
Ecco la ricetta
corretta: ponete una tazza di riso (qui è il tipo 2, assomiglia un po’ al
basmati, per intenderci) - dopo averlo
lavato - in un pentolino dove avrete già messo dell’olio a scaldare (se
preferite potete aggiungere cipolla, o aglio, o qualsiasi cosa); dopo poco (come quando si fa il “nostro” risotto)
aggiungete 2 tazze d’acqua ed il sale. Lasciare asciugare mescolando ogni
tanto.
Per quel che
riguarda il churrasco, la storia è differente. Non c’è sempre e non è nella quantità a cui siamo
abituati noi quando facciamo una grigliata. Si mangia, ma non si stramangia!
Dimenticate inoltre spiedini, costine e salsiccie, il churrasco è praticamente
solo di manzo o toro.
Poi ci sono
i fagioli, sempre abbondanti, neri. Non ho ancora imparato la ricetta… Ma penso
sia facile da immaginare.
Oltre a
questi piatti immancabili, o quasi, di solito c’è della pasta, dell’insalata,
della farofa e della carne in umido.
Alle volte
gli abbinamenti sono più fantasiosi: riso, fagioli ed anguria o riso con pasta
(letteralmente: riso cotto insieme a dei pezzi di spaghetti! M’è stato
presentato come specialità!).
L’ora del
pasto è quanto mai variabile. Qui probabilmente non c’era mia nonna che se non
eri a casa a mezzogiorno avevi perso il pranzo,
si può mangiare a qualsiasi ora. E’ così che finisci invitato a pranzo alle 8
di mattina così come alle 2 di pomeriggio non hai ancora pranzato. Il più delle volte non si mangia seduti a
tavola, ma tutti i piatti si trovano esibiti in una sorta di buffet e ciascuno
con il proprio piatto si serve quello che vuole, ovviamente tudo junto: non
esiste primo, secondo e frutta!
Qui, inoltre,
sembriamo gli unici assetati… si dimenticano di darti il bicchiere e quando
finalmente se ne ricordano, spunta un succo: acerola, goiaba, abacate,
maracuja, tamarindo, solo per nominarne alcuni. Tutti fatti in casa. L’acqua
spesso non c’è. Quella in casa potrebbe non essere potabile e comprarla costa
abbastanza.
Vi hanno
raccontato della cachaça, bhè, io non l’ho ancora vista! L’unica volta
che me ne hanno parlato era come rimedio per i topi, cioè ne lasci un po’ in un
piattino, il topo ubriacone se la beve e tu puoi ammazzarlo più facilmente! Io
non amo il vino, ma chi lo beve dice che assomiglia di più ad un succo d’uva
che a del lambrusco(l’avevo già detto che sono bravi a fare i succhi?!). Per
gli alcolizzati rimane la birra… Ma nelle feste in parrocchia è stata bandita
perché poco cattolica (don Ezio non era molto d’accordo…)!!!
Verdura e
frutta non li abbiamo mai mangiati…A casa nostra sì. Immagino non facciano molto parte della dieta
di conseguenza! Una bimba a cui dicevo
che stavo dando da mangiare a Marta una zucchina m’ha chiesto tre volte
“cosa?”, alla fine ho capito che parlavo di qualcosa di sconosciuto per lei…
Anche il
latte praticamente lo beve solo Fabio… Nessuno prende quello nel cartoccio
perché troppo caro e poco igienico(!), viene preferito quello in polvere! Per
gli intolleranti, soia! Ce n’è per tutti i gusti: latte, panna, yogurt,…
Il pane c’è.
Ma si mangia a colazione. 5 panini 1 real, è così che faccio tutti i conti col
cambio in panini! Tipo un sugo sono 15 panini, 1 kilo di pere 40 panini, un armadio
1750 panini,…
Ma
attenzione! Per tutti i “gasisti” e gli amanti del bio… ci sono cose integrali
e biologiche! Dobbiamo ringraziare una strana moda che s’è impossessata della
gente locale, ovvero il footing! Sì, qui quando cala un po’ il sole - la temperatura calerà solo molto più tardi - le sciure (sì sciure, tipo cinquantenni e la
favola delle brasiliane è proprio una favola!) indossano fuseaux e scarpe da
ginnastica e vanno a correre! Peccato che la via dove tutte corrano sia la
statale piena di traffico! Comunque questa nuova moda ha fatto sì che nei due
supermercati (non immaginate nulla di molto grande, tipo la metà della Conad
sotto casa nostra) ci fosse una sezione specializzata in bio ed integrale!
Nella foga da acquisto ho comprato alcune cose senza sapere come cucinarle:
soia, quinoa (sì Emanuela, l’ho comprata di nuovo!), amaranto,… Se qualcuno può
aiutarmi!
Dimenticavo,
qui se vai al ristorante non paghi in base a cosa prendi, tipo un branzino
costa 10 euro ed una pasta al pomodoro 7, si paga a peso! Metti tutto ciò che
vuoi nel tuo piatto e poi vai alla bilancia/cassa e paghi. C’è da dire che non
ci sono piatti così diversi tra cui scegliere, ma è divertente!
Nel nostro
soggiorno abbiamo però anche scoperto una cosa molto molto buona e la fortuna
vuole che abbiamo un posto dove la vendono vicinissimo a casa nostra, sto
parlando di “Açai na tigela”, forse ne
avete già sentito parlare, si tratta di una bacca, simile al mirtillo, tipica
dell’Amazzonia che sembra avere effetti stupefacenti, viene data alla seleçao e
pubblicizzata come dimagrante. Qui si mangia dolce, in altri posti è usata
anche per piatti salati. Praticamente ti danno una tazza di questa bacca molto
fredda accompagnata da un bicchiere di latte condensato ed uno di cereali, se
sei intollerante al lattosio invece del latte condensato ai diritto ad un
bicchiere di zucchero. Ottima!
Altro piatto
tipico è il cous cous, scritto cuzcuz. So che quelli che pensano di saperne a
questo punto avranno già esclamato “bhè, ovvio ci sono tanti discendenti
afro…”, almeno noi abbiamo pensato questo e tutti felici ci siamo guardati
complici immaginando cenette con cous cous e verdure, cous cous e carne,… Ci ha
un po’ stupiti che associassero la parola alla colazione, finchè non l’abbiamo
visto: è una sorta di polenta di mais cucinata al vapore e mangiata col caffè!
sabato 14 luglio 2012
Termina l'occupazione indigena alla diga di Belo Monte
![]() | ||
| Il Presidente di Norte Energia e la lideranza indigena stringono l'accordo |
Dopo 21 giorni, gli indigeni accettano le condizioni proposte dall'impresa Norte Energia e lasciano il cantiere dove verrà costruita la mega centrale idroelettrica di Belo Monte, sul fiume Xingu. Un danno ambientale e sociale enorme: 500 chilometri quadrati di foresta pluviale verrano persi per sempre, 12.000 indigeni dovranno abbandonare le loro terre.
Evidentemente mal supportati dalle istituzioni governative, le sette tribù accettano un "pacco regalo" composto da televisori, computer e veicoli.
Leggi l'articolo completo: Belo Monte non è più occupato. Le tribù ricevono in cambio dei televisori.
martedì 3 luglio 2012
Spar condicio
Botti, spari, musica a tutto volume. No, Barra do Corda, Domenica, non ha festeggiato la vittoria (argh!) della Spagna agli Europei di calcio con una serata all'insegna dell'allegria e della festa ma ha decretato ufficialmente l'inizio della campagna elettorale che culminerà il prossimo mese di ottobre con l'elezione del Prefeito, il Sindaco. Tre lunghi e intensi mesi nei quali "tutto sarà permesso".
Ci raccontano di manifestazioni, litigi, cortei, promesse, operazioni di maquillage che rifaranno il trucco alla città, tensioni. Insomma, un clima a noi italiani, tutto sommato, familiare...
Anche se qui, il Bruno Vespa di turno non c'è, e l'unico porta a porta che ci dovremo sorbire, sarà quello reale delle persone ingaggiate dai candidati che busseranno a tutte le case per promuovere l'uno o l'altro.
Si elegge il sindaco, ossia colui che dovrà amministare il bene comune. Competenza, onestà, trasparenza e lungimiranza dovrebbero essere le qualità non solo del primo cittadino di Barra do Corda, ma di tutte le persone che ricoprono una carica pubblica. Ma i criteri di scelta sembrano essere altri: anche qui la fitta rete di connivenze non permette un voto in libertà di coscienza ma legato ai favori che si sono avuti o che si avrannno dall'elezione dell' uno o dell'altro candidato. Da molti sentiamo dire che la politica non è affare loro. Ma forse questo disinteresse di facciata, nasconde anche una certa paura ad esporsi pubblicamente, a prendere posizione. E' comprensibile, in un paese dove spesso l'intimidazione domina. Basti pensare, che l'attuale sindaco in carica da due mandati (ossia da otto anni), è stato più volte condannato dai tribunali per un utilizzi a fini personali di fondi pubblici.
La speranza è che i contorni folkloristici della propaganda non facciano perdere di vista i programmi dei candidati e le questioni, pressanti, che dovranno affrontare (speriamo) una volta eletti.
L'acqua. Pur non essendo gestita direttamente dal comune, è pur sempre un servizio del quale il Comune deve garantire la corretta gestione. E questo non sta avvenendo: è cronaca (o cronica) l'assenza quotidiana nella case. E quando scorre, non si può nemmeno bere: non è potabile! Fà sorridere pensare che la città è attraversata, praticamente in ogni quartiere, da due fiumi.
La salute: esiste un ospedale, pubblico e gratuito, ma ogni persona incontrata in questi pochi mesi di permanenza ci ha consigliato vivamente di non metterci piede. Anche per normali
esami e controlli di routine, chi ha un minimo di possibilità
economiche, non ha dubbi nel prendere l'autobus e recarsi in un'altro
stato, a Teresina, capitale del Piauì, a 500 km di distanza...
E poi, l'assoluto caos cittadino a livello di viabilità: anche qui si parla di quotidianità negli incidenti mortali. Un mix micidiciale di TIR che solcano Barra do Corda ad ogni ora del giorno e della notte e motociclette che sfrecciamo a tutta velocità non rispettando incroci e sensi di marcia.
Che fare come comunità? Accettare passivamente? Indicare apertamente un candidato? Appoggiare una lista? Non occuparsene?
No, forse l'indicazione più importante l'abbiamo avuta ad una recente formazione in vista della "5a settimana sociale brasiliana", il cui tema di fondo, per quest'anno, è proprio la buona amministrazione della cosa pubblica.
Informarsi, chiedere, sostenere insieme cause comuni, prendere coscienza della propria situazione: non importa chi tu sia, ma qui ed ora pretendiamo risposte.
venerdì 15 giugno 2012
Due mesi e non sentirli
Sono passati quasi due mesi da quando il nostro aereo è decollato, e le cose viste, le cose fatte,
le cose anche solo annusate sono tante, forse troppe… Al punto che mi ritrovo
confusa, senza riuscire a mettere a fuoco… Come quando guardi quei quadri fatti
di puntini… Non riesco a vedere l’immagine completa, quella nascosta, e così
non riesco a trovare un unico tema di
cui scrivere, le idee sono troppe!
Chiedo aiuto a Fabio che estrae il classicone: “Le cose che
più ti mancano dell’Italia”.
Da brava italiana penso che la prima cosa che dovrei citare
sia… la mamma!!!! Ciò inoltre renderà orgogliosa la mia di mamma… per cui… la
mamma! Ed in particolare, sapere che tua figlia può stare un po’ dalla nonna,
andare a pranzo e c’è il tuo piatto preferito, viene a trovarti e ti stira
qualcosa, andare insieme al mercato.
Ma oltre alla mamma, anche papà e sorella, nonna, suoceri,
cognata, zii, zie e parenti vari… amici, colleghi, Artemide (e tutti i consigli
che ho ricevuto), Villapizzone, Pentecoste, L’albero,…
Dopo i doveri, i piaceri!!!! La pizza!!! Quella vera! Non
una pizza grande come quella da mettere nel tostapane e senza pomodoro (mangiata
l’altra sera)! E neppure come quella che ci facciamo noi che o ci mette una vita a cuocere o attacca alla teglia
o alla finta carta forno (papel manteiga). Anche se sinceramente grazie a don
Ezio appena rientrato da Milano ieri sera ci siamo mangiati un panino col
salame e.. bhè, meritava!
La possibilità di portare a spasso Marta nel mei-tai, qui fa
troppo caldo. C’abbiamo provato alcune volte, ma è una sauna…
Pensavo avrei detto i libri, ma per ora non ho ancora
esaurito la scorta e ne ho già letti anche due in portoghese! Per di più uno
era la biografia di Lula e mi è piaciuto un sacco! Che invidia poter dire
d’avere un politico che è partito dal nulla! Devo trovare il film che ne è
stato tratto e sperare che prima o poi anche in Italia vada al potere qualcuno
del genere!
Sicuramente mi manca la possibilità di pensare che per
quanto faccia caldo ad un certo punto arriverà l’autunno e poi l’inverno,
perché non arriveranno!!! Anzi, dicono che farà più caldo. E mi manca anche una
bella pioggia senza l’incubo che dopo sarà peggio.
Ma ci sono anche alcune cose che so già che mi mancheranno
quando tornerò in Italia:
la possibilità di mettere tutti i giorni un paio di
infradito. Dimenticarsi cosa siano le calze! Non avere la manopola dell’acqua
calda sul lavandino e non sentirne la nostalgia.
La frutta più buona che io abbia mai mangiato. Manghi,
goiaba, bananine, maracuja,… E succhi, succhi ed ancora succhi ovviamente made
at home!
Bambini, bambini ed ancora bambini. Una popolazione giovane.
Gente che bussa, che suona, e tu che corri a vestirti perché
per il caldo vivi in mutande!!! E poi inviti, feste, balli, polli e churrasco e
arroz!!!
La fiducia negli occhi delle persone che farai qualcosa di
buono e la fede certa che Dio esiste sempre e comunque.
sabato 26 maggio 2012
La burocrazia delle Havaianas
In Italia, pensavamo di aver visto e fatto di tutto nella lunga trafila per l'ottenimento del visto di ingresso in Brasile (ndr temporaneo di un anno, rinnovabile per un altro): corse a legalizzare certificati di carichi pendenti e penali in procura o in prefettura, costose traduzioni legali, documenti comprovanti il nostro curriculum, sveglia alle cinque di mattino per essere i primi all'apertura del consolato; infine, la lunga attesa per il tanto agognato lasciapassare definitivo. L'ingenuità tipica dei principianti.
Eh sì, perchè, la pesantezza della burocrazia brasiliana è pari almeno alla dimensioni fisiche di questo enorme gigante dell'America Latina. Basti pensare che lo stato del Maranhao, dove ci troviamo, è praticamente grande come l'Italia più la
Svizzera, tutto il Brasile è 28 volte l'Italia!
Nemmeno il tempo di disfare i bagagli che già premeva una prima cruciale scadenza: l'iscrizione dei
nostri nomi nel registro stranieri alla Policia Federal dello stato del
Maranhao. Dovevamo regolarizzare la nostra posizione entro un mese
dall'arrivo su territorio brasiliano, altrimenti eravamo a tutti gli
effetti clandestini e come tali passibili di espulsione e reimpatrio forzato. Una beffa!
E così, di nuovo in capitale, a Sao Luis, sei ore di auto, per sottoporci al rito delle impronte
digitali (anche Marta :), della foto "segnaletica", alla compilazione di documenti e
ovviamente, al pagamento di tasse varie.
Come è facile immaginare il tutto non si svolto in poche ore ma... in pochi giorni. E tutto sommato è andata anche bene.
Il primo giorno, siamo stati platealmente respinti in quanto mancanti di un fondamentale documento compilabile solo on line. E lì, al momento non era prorio possibile farlo: ormai era tardi, l'ufficio stava chiudendo, la connessione internet era lenta, Saturno non era allineato con Giove. Fatelo a casa voi, ci vediamo domani. Peccato che il giorno dopo tutti gli uffici pubblici erano chiusi per festività, per cui appuntamento rimandato al giorno dopo ancora.
Ci presentiamo in perfetto orario, troviamo un altro funzionario, tutto ok, ci rilasciano un tagliandino di carta, dicendo che in attesa del tesserino originale, dovremo avere sempre con noi questo pezzettino di carta che ci permetterà di non essere espulsi. L'originale arriverà solo verso ottobre quando già dovremo pensare e prepare i documenti per il prossimo rinnovo. Un cane che si morde la coda.
Quando entri in un ufficio pubblico brasiliano, hai poche certezze: la prima, un freddo siberiano che ti accoglie all'ingresso e ti segue in ogni ufficio. Un'aria condizionata talmente fredda che non vedi l'ora di andartene, ti inibisce dal porre qualunque domanda. Hai paura che la risposta troppo lunga possa farti venire le stalattiti alle sopracciglia. E poi il termos di caffè, in un angolino preparato a puntino, con la tovaglietta, le tazzine e il dolcificante ipocalorico, a disposizione di tutti, come a dire "non c'è fretta, fatti un caffè".
Altre certezze non ce sono: è un girovagare tra uffici, sperando di incontrare la persona che sappia darti una risposta. E' una burocrazia "fai da te", una burocrazia delle Havaianas: stai comodo e aspetta!
Un apparato burocratico che, in sostanza, non tiene il passo e non supporta un'economia che corre: a differenza della vecchia Europa, anche quest'anno il Brasile avrà una crescita record. E' un Brasile che ambisce al ruolo di "Grande" e come tutte le "Grandi", stringe le maglie dell'immigrazione, chiede le credenziali a chi
entra. Negli ultimi anni, il tasso di immigrazione è cresciuto del 52%. Boliviani, Peruani, Ecuadoregni bussano alla porta e chiedono di poter avere un fetta della torta, o almeno raccogliere qualche briciola.
Ma noi non c'entriamo con questa storia: siamo fortunati, abbiamo chiesto noi volontariamente di entrare, non è stata una scelta imposta dalla fame. Nessun aguzzino da pagare, nessun mezzo di fortuna con cui arrivare. Ma le strette politiche migratorie valgono anche per noi: sul nostro visto
temporaneo di un anno è chiara l'ndicazione dell'associazione chiamante e
della assoluta proibizione ad ogni attività remunerativa. Ossia, nessuna pizzeria "Bella Italia" a Barra do Corda, almeno con questo visto.
Per l'assegnazione del codice fiscale, altro documento fondamentale per ottenerne a cascata altri, dopo aver fatto la coda alle Poste (il mito della coda alle Poste regge anche qui!) ci rilasciano solo un numero di protocollo della pratica inoltrata e ci dicono che per completarla dobbiamo recarci all'ufficio distaccato del Ministero dell'Interno a Presidente Dutra, città ad un'ora di auto da noi.Ci avvertono anche che nessuna pratica potrà essere evasa senza un nostro certificato di matrimonio e senza il certificato di nascita di Marta. Preoccupati, lo chiediamo dall'Italia, ce lo mandano e ci premuniamo anche di una traduzione casereccia in portoghese. Ovviamente documenti e traduzioni che nemmeno ci chiederanno per il rilascio del CPF (codice fiscale) all'ufficio distaccato del ministero. Per un secondo solo, ho anche pensato di far notare le diverse versioni : ma la ragione ha prevalso, abbiamo preso i tesserini e via...senza prendere nemmeno il caffè.
Ora con il codice fiscale potremo ottenere la tessera sanitaria, ma questa è tutta un'altra coda...
Ps. Tutto ciò ovviamente non vale per il visto turistico. Non si spaventi chi vuole venire a trovarci.
sabato 19 maggio 2012
Aumentanto i conflitti nelle zone rurali
Non c'è pace per i contadini brasiliani: la commissione pastorale della terra (CPT) denuncia
l'aumento dei conflitti nelle zone rurali e l'assenza di un progetto di
riforma agraria. Quest'anno sono già 12 i lavoratori uccisi.
Leggi l'articolo completo su www.missionline.org
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mercoledì 16 maggio 2012
I non giovani
Cominciamo un poco a conoscere le comunità e le persone con cui lavoreremo. In questi primi mesi, sarà un pò questo il nostro compito: osservare, ascoltare, iniziare a capire e farsi capire. E così giriamo spesso, e cogliamo occasioni ufficiali e non, a cui partecipare. Spesso ci infiliamo in situazioni in cui non capiamo nulla, in cui la mia unica e tipica domanda è del tipo: "non ho ben capito gli ultimi dieci minuti del tuo discorso, ma oggi fa molto caldo e tifo Flamengo (la squadra di calcio più famosa in Brasile)". Non so perchè, ma calcio e meteo hanno un effetto tranquilizzante e così riesco a farmi ripetere da capo, col sorriso, tutto il discorso. Tra l'altro non so nememno quale altra situazione metereologica possa presentarsi...ma vabbè.
Barra do Corda è una cittadina di circa 80.000 persone, molto estesa, dove lo stesso perimetro urbano non è ben identificabile a occhio nudo. Si perde nella fitta vegetazione che la circonda. Sette sono le comunità riferibili alla nostra parrocchia di appartenenza. Circa metà della popolazione cittadina. Avere quantomeno una panoramica generale richiederà tempo e sudore.
Sono però gli incontri imprevisti che ti aiutano a dare un'accelerata a questo processo di immersione. Come oggi, Joao, che si presenta alla nostra porta alle 8.30 di mattino e ti invita a pranzo. Joao, muratore, è uno dei "dirigenti" (così vengono chiamati i responsabili/coordinatori) della comunità Sao Judas, nel bairro "Ceramica". Non è molto distante da casa nostra, sarebbe raggiungibile anche a piedi, se non fosse per questa discesa-salita, con pendenze terrificanti.
Penso che anche a piedi ti potresti "piantare" per usare un termine ciclistico. Solo la strada principale è asfaltata: lasciamo l'auto, si prosegue a piedi, per arrivare a casa di Joao ci si infila in un ripida stradina sterrata in discesa.
| la salita di "Ceramica" |
Ad attenderci, la sua famiglia: Joana, la moglie, e i quattro figli: Jamila, Johnny, Jemina e infine l'ultimo arrivato, Jonas, un mese più di Marta. Ci sono anche i genitori di Lei (poco dopo si presenterà la madre di lui): le famiglie qui sono spesso allargate e confinanti. Colpisce la semplicità e la dignità della piccola casa con mattoni a vista (e non è un abbellimento, come le travi...) ma anche l'orgoglio con cui Joao mi dice: "questa è casa nostra". Primo pranzo ospiti da brasiliani: come dicono loro, tudo juntos: ossia nello stesso piatto, riso e fagioli, spaghetti (forse in nostro onore), l'immancabilie churrasco con carne di toro, insalata, carne di pollo, succo di goiaba e bacurì. Ottimo!
Raccontiamo di come, nella nostra vecchia Italia siamo considerati ancora giovani, tutto sommato. Spesso ci siamo sentiti dire: "Ah! così giovani, già sposati con una bimba..." qui è una barzelletta! Alla nostra età tutti hanno già figliato e tanto...Anzi, la famiglia di Joao è tutto sommato numericamente modesta: basti pensare che Joana, la moglie, ha 12 tra fratelli e sorelle e tutti dalla stessa madre
e dallo stesso padre (così, ci ha tenuto a sottolineare). La zia, e ancora facciamo fatica a pensarci, ha 22 (=ventidue/00) figli; io e Manu ce lo siamo fatti ripetere
un paio di volte. Evidentemente, le questioni di famiglia si dirimono con una partita di calcio.
Inutile negare che, nonostante tutti i buoni propositi di vivere come loro, di mettersi nei loro panni, non potremmo mai essere come loro, semplicemente perchè non ce la potremmo fare. Ne siamo e ne sono consapevoli: tanto basta per evitare inutili pietismi e trovare punti di incontro e di interesse sui cui confrontarsi: il cibo, le diverse tradizioni , i figli.
Di ritorno nella nostra casa, tuttavia, un senso di imbarazzo ci coglie impreparati; ci accorgiamo di come la nostra, sia tutto sommato, una casa "borghese". Alcuni semplici elementi, la rendono tale: l'intonaco alle pareti, il soffitto, le piastrelle come pavimento, prese della corrente e non fili elettrici penzolanti.
Apriamo e chiudiamo velocemente il frizer: riponiamo due sacchetti di polpa di goiaba, dono di benvenuto di Joao.
mercoledì 9 maggio 2012
Riconoscimento ai Sem Terra: in carcere i responsabili della strage di Eldorado Dos Carajas
Clicca qui per visualizzare la notizia (fonte Misna)
sito ufficiale del movimento Sem Terra: http://www.mst.org.br/
domenica 6 maggio 2012
Nenèzihna
In questa terra di meticci e afrobrasiliani, tutti vogliono vedere la bambina bianca (nenèzihna) e ricevere la benedizione. Sì, sembra che da quando ci siamo trasferiti mia
figlia elargisca benedizioni a tutti, ed anche a noi! Cioè, non si sa da quale
santo siamo stati benedetti, ma con questo caldo, Marta dorme, dorme ed ancora
dorme. Increduli la osserviamo, abituati
ad una bimba novembrina e milanese, uno strano mix, che ha sempre voluto dire
“dormo il meno possibile!”.
Ma qui anche lei, come tutti, dorme per sopravvivere ai 31
gradi con 70% di umidità… calore percepito? Bhò! Sta di fatto che se si muove
come era abituata a fare a Milano, in due nanosecondi è completamente fradicia.
Anche prendere il latte è uno sforzo tale da farla ritrovare in un lago di
sudore. Sarà per questo motivo che tutte le donne con bambini girano con una
specie di asciugamanino?! Oggi l’hanno regalato anche a me! Finalmente!
Iniziavo ad avere i puntini rossi del sudore sulle braccia!!!
Tutti sono sconvolti anche dal fatto che mia figlia indossi
una canottiera. Non le metto altro, solo una canottiera ed il patello, ma qui
sembra già tanto…
A proposito…aver scelto pannolini lavabili in Italia può
sembrare una scelta etica, qui diventa una scelta totale. Senza lavatrice, ogni
volta che Marta non fa la pipì, ma sporca il pannolino, devo correre a lavare
il patello. Il tonquino non è in grado di lavare… Inoltre con che acqua lavare?
L’acqua della strada non trattata o l’acqua della strada filtrata? Opto per
quella filtrata temendo funghi e chissà cos’altro, ma ne esce una goccia…
Insomma ci metto una vita, ma ormai è diventata una questione di coerenza!!!
Non si possono fare scelte solo se si è comodi!
Marta ha sei mesi, bisogna iniziare a svezzarla! Passiamo
una giornata a Sao Luis alla ricerca di un seggiolone senza piedi, scoprendo
dopo su internet che non lo usano e che costa tantissimo, per cui Marta ha un
seggiolone coi piedi! Parto da Milano convinta dell’autosvezzamento, poi qui
inizio ad avere un po’ di paura per l’acqua… Noi possiamo usare quella filtrata
per cucinare, ma per lei? Proviamo ad iniziare con la prima pappa, sembra
piacerle… Sulla ricetta c’è scritto di usare la zucchina solo se è di stagione,
ma quale stagione????
Poi una mattina passano una coppia con un bimbo di sette
mesi in moto (solo il padre col casco, è
obbligatorio solo per chi guida!) e ci portano in un centro di salute. Lei
prima mi chiede se ho il libro della nascita di Marta ed io orgogliosa mostro
la fotocopia delle vaccinazioni, lei estrae un libretto in cui sono segnate
tutte le vaccinazioni, i vari pesi… Arrivati al centro di salute vogliono
vaccinare Marta a tutti i costi per la gripe,
noi che non sappiamo cosa sia tergiversiamo dicendo che forse ha già il
vaccino… Ci guardano sconcertati! Alla fine capiamo da un “suino” associato a
gripe che probabilmente si tratta della febbre suina, la signora delle
vaccinazioni continua a ripetere “morte, morte”. Alla fine ce ne andiamo dicendo
“Torneremo”.
Chiedo dove tengono i bambini che non camminano. Marta sta
stretta nel letto, ma per terra ancora cade e poi con le baratas (su internet
dice che portano l’epatite a…), nella capitale ho visto dei box, ma mi
sembravano stretti e piccoli… Mi rispondono che stanno nell’amaca o che se ne
occupano le sorelle maggiori… L’amaca a Marta per ora non piace, devo
procurarmi una sorella maggiore!!!
Essere qui fa sì anche che la prima volta al mare di mia
figlia non sia al mare, ma nell’oceano!!!
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