Siamo rimasti molto colpiti dalla morte, o meglio dall’assassinio, di
un candidato consigliere alle prossime elezioni comunali del 7 ottobre, qui
nella nostra città di Barra do Corda.
Alcuni sicari (pistoleiros, come
vengono chiamati qui) hanno freddato questo uomo politico nella serata di sabato,
mentre sostava nei pressi di un gommista per una veloce riparazione alla
propria di auto. Era un persona
conosciuta, già consigliere comunale, sempre all’opposizione, per due mandati
consecutivi.
Ad oggi, non si hanno notizie ufficiali circa l’accaduto. La polizia
sta ancora indagando, il corpo sottoposto ad autopsia.
E’ certo che, a due settimane dal voto, questo omicidio, ha scosso
tutta la città.
Ieri ed oggi, Barra do Corda si è come fermata, paralizzata. Come un
pugile intontito da un colpo ben assestato che a fatica si regge ancora in
piedi.
A differenza di tanti altri episodi analoghi di criminalità (purtroppo
il Brasile di oggi è intriso di violenza), le modalità di esecuzione - che
richiamano uno stile “mafioso” - e la
tempistica - a due settimane dal voto - rendono questo omicidio un evento
destabilizzante, in grado di cambiare radicalmente le carte in tavola. In un
senso o nell’altro, questo ancora dovremo capirlo.
Oggi, “due camminate per pace e la giustizia”, sono state promosse dalle due fazioni
politiche che si contendono il voto. Due camminate ad orari pressoché simili
che si sono sfiorate ma che non si sono unite nel pronunciare, con fermezza,
una condanna unanime. Molti hanno invocato il sostegno della polizia federale e
l’intervento dell’esercito. Ed in effetti, già durante le camminate un
elicottero della polizia “sorvegliava” i due cortei. Il clima è parso molto
teso, la tensione palpabile nei visi delle persone.
Fortunatamente, i caroselli di auto che quotidianamente, oramai da due mesi, invadono le strade, promuovendo l’uno o l’altro candidato, hanno osservato una “giornata di silenzio”.
A differenza delle nostre città e paesi, qui, l’elezione del sindaco
assume i contorni di un mega evento, quasi fosse una finale di coppa del mondo
di calcio e, come tale, con tutto il contorno di tifosi, magliette, musica,
gadget. È un evento totalizzante che
coinvolge tutti, dai bambini agli
anziani, in una sorta di paralisi collettiva. Anche perché di questo mega evento ci si vive:
donne e ragazzi “sbandieratori”, più di 200 auto private adibite a cassa di
musica, promotori “porta a porta”, figuranti ai comizi per alzare l’entusiasmo
e l’adrenalina. Tutti ricevono qualcosa:
dal pieno di benzina alla birra oppure soldi.
E ogni sera un comizio in un “bairro”,
camminate dei giovani e delle donne, degli imprenditori e degli
agricoltori, cortei di auto e moto.
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