sabato 26 maggio 2012

La burocrazia delle Havaianas

In Italia, pensavamo di aver visto e fatto di tutto nella lunga trafila per l'ottenimento del visto di ingresso in Brasile (ndr temporaneo di un anno, rinnovabile per un altro):  corse a legalizzare certificati di carichi pendenti e penali in procura o in prefettura, costose traduzioni legali, documenti comprovanti il nostro curriculum, sveglia alle cinque di mattino per essere i primi all'apertura del consolato; infine, la lunga attesa per il tanto agognato lasciapassare definitivo. L'ingenuità tipica dei principianti.
Eh sì, perchè, la pesantezza della burocrazia brasiliana è pari almeno alla dimensioni fisiche di questo enorme gigante dell'America Latina. Basti pensare che lo stato del Maranhao, dove ci troviamo, è praticamente grande come l'Italia più la Svizzera, tutto il Brasile è 28 volte l'Italia!
Nemmeno il tempo di  disfare i bagagli che già premeva una prima cruciale scadenza:  l'iscrizione dei nostri nomi nel registro stranieri alla Policia Federal dello stato del Maranhao. Dovevamo regolarizzare la nostra posizione entro un mese dall'arrivo su territorio brasiliano, altrimenti eravamo a tutti gli effetti clandestini e come tali passibili di espulsione e reimpatrio forzato. Una beffa!
E così, di nuovo in capitale, a Sao Luis, sei ore di auto, per sottoporci al rito delle impronte digitali (anche Marta :), della foto "segnaletica", alla compilazione di documenti e ovviamente, al pagamento di tasse varie.
Come è facile immaginare il tutto non si svolto in poche ore ma... in pochi giorni. E tutto sommato è andata anche bene.
Il primo giorno, siamo stati platealmente respinti in quanto mancanti di un fondamentale documento compilabile solo on line. E lì, al momento non era prorio possibile farlo: ormai era tardi, l'ufficio stava chiudendo, la connessione internet era lenta, Saturno non era allineato con Giove. Fatelo a casa voi, ci vediamo domani. Peccato che il giorno dopo tutti gli uffici pubblici erano chiusi per festività, per cui appuntamento rimandato al  giorno dopo ancora.
Ci presentiamo in perfetto orario, troviamo un altro funzionario, tutto ok, ci rilasciano un tagliandino di carta, dicendo che in attesa del tesserino originale, dovremo avere sempre con noi questo pezzettino di carta che ci permetterà di non essere espulsi. L'originale arriverà solo verso ottobre quando già dovremo pensare e prepare i documenti per il prossimo rinnovo. Un cane che si morde la coda.
Quando entri in un ufficio pubblico brasiliano, hai poche certezze: la prima, un freddo siberiano che ti accoglie all'ingresso e ti  segue in ogni ufficio. Un'aria condizionata talmente fredda che non vedi l'ora di andartene, ti inibisce dal porre qualunque domanda. Hai paura che la risposta troppo lunga possa farti venire le stalattiti alle sopracciglia. E poi il termos di caffè, in un angolino preparato a puntino, con la tovaglietta, le tazzine e il dolcificante ipocalorico, a disposizione di tutti, come a dire "non c'è fretta, fatti un caffè".
Altre certezze non ce sono: è un girovagare tra uffici, sperando di incontrare la persona che sappia darti una risposta. E' una burocrazia "fai da te", una burocrazia delle Havaianas: stai comodo e aspetta!
Un apparato burocratico che, in sostanza, non tiene il passo e non supporta un'economia che corre: a differenza della vecchia Europa, anche quest'anno il Brasile avrà una crescita record. E' un Brasile che ambisce al ruolo di "Grande" e come tutte le "Grandi", stringe le maglie dell'immigrazione, chiede le credenziali  a chi entra. Negli ultimi anni, il tasso di immigrazione è cresciuto del 52%. Boliviani, Peruani, Ecuadoregni bussano alla porta e chiedono di poter avere un fetta della torta, o almeno raccogliere qualche briciola.
Ma noi non c'entriamo con questa storia: siamo fortunati, abbiamo chiesto noi volontariamente di entrare, non è stata una scelta imposta dalla fame. Nessun aguzzino da pagare, nessun mezzo di fortuna con cui arrivare. Ma le strette politiche migratorie valgono anche per  noi: sul nostro visto temporaneo di un anno è chiara l'ndicazione dell'associazione chiamante e della assoluta proibizione ad ogni attività remunerativa. Ossia, nessuna pizzeria "Bella Italia" a Barra do Corda, almeno con questo visto.
Per l'assegnazione del codice fiscale, altro documento fondamentale per ottenerne a cascata altri, dopo aver fatto la coda alle Poste (il mito della coda alle Poste regge anche qui!) ci rilasciano solo un numero di protocollo della pratica inoltrata e ci dicono che per completarla dobbiamo recarci all'ufficio distaccato del Ministero dell'Interno a Presidente Dutra, città ad un'ora di auto da noi.Ci avvertono anche che nessuna pratica potrà essere evasa senza un nostro certificato di matrimonio e senza il certificato di nascita di Marta. Preoccupati, lo chiediamo dall'Italia, ce lo mandano e  ci premuniamo anche di una traduzione casereccia in portoghese. Ovviamente documenti e traduzioni che nemmeno ci chiederanno per il rilascio del CPF (codice fiscale) all'ufficio distaccato del ministero. Per un secondo solo, ho anche pensato di far notare le diverse versioni : ma la ragione ha prevalso, abbiamo preso i tesserini e via...senza prendere nemmeno il caffè.
Ora con il codice fiscale potremo ottenere la tessera sanitaria, ma questa è tutta un'altra coda...

Ps. Tutto ciò ovviamente non vale per il visto turistico. Non si spaventi chi vuole venire a trovarci.

sabato 19 maggio 2012

Aumentanto i conflitti nelle zone rurali

Non c'è pace per i contadini brasiliani: la commissione pastorale della terra (CPT) denuncia l'aumento dei conflitti nelle zone rurali e l'assenza di un progetto di riforma agraria. Quest'anno sono già 12 i lavoratori uccisi.

Leggi l'articolo completo su www.missionline.org

mercoledì 16 maggio 2012

I non giovani

Cominciamo un poco a conoscere le comunità e le persone con cui lavoreremo. In questi primi mesi, sarà un pò questo il nostro compito: osservare, ascoltare, iniziare a capire e farsi capire. E così giriamo spesso, e cogliamo occasioni ufficiali e non, a cui partecipare. Spesso ci infiliamo in situazioni in cui non capiamo nulla, in cui la mia unica e tipica domanda è del tipo: "non ho ben capito gli ultimi dieci minuti del tuo discorso, ma oggi fa molto caldo e tifo Flamengo (la squadra di calcio più famosa in Brasile)". Non so perchè, ma calcio e meteo hanno un effetto tranquilizzante e così riesco a farmi ripetere da capo, col sorriso,  tutto il discorso.  Tra l'altro non so nememno quale altra situazione metereologica possa presentarsi...ma vabbè.
Barra do Corda è una cittadina di circa 80.000 persone, molto estesa, dove lo stesso perimetro urbano non è ben identificabile a occhio nudo. Si perde nella fitta vegetazione che la circonda. Sette sono le comunità riferibili alla nostra parrocchia di appartenenza. Circa metà della popolazione cittadina. Avere quantomeno una panoramica generale richiederà tempo e sudore.
Sono però gli incontri imprevisti che ti aiutano a dare un'accelerata a questo processo di immersione. Come oggi, Joao, che si presenta alla nostra porta alle 8.30 di mattino e ti invita a pranzo. Joao, muratore, è uno dei "dirigenti" (così vengono chiamati i responsabili/coordinatori) della comunità Sao Judas, nel bairro "Ceramica". Non è molto distante da casa nostra, sarebbe raggiungibile anche a piedi, se non fosse per questa discesa-salita, con pendenze terrificanti.
la salita di "Ceramica"
Penso che anche a piedi ti potresti "piantare" per usare un termine ciclistico. Solo la strada principale è asfaltata: lasciamo l'auto, si prosegue a piedi, per arrivare a casa di Joao ci si infila in un ripida stradina sterrata in discesa.
Ad attenderci,  la sua famiglia: Joana, la moglie, e i quattro figli: Jamila, Johnny, Jemina e infine l'ultimo arrivato, Jonas, un mese più di Marta. Ci sono anche i genitori di Lei (poco dopo si presenterà la madre di lui): le famiglie qui sono spesso allargate e confinanti. Colpisce la semplicità  e la dignità della piccola casa con mattoni a vista (e non è un abbellimento, come le travi...) ma anche l'orgoglio con cui Joao mi dice: "questa è casa nostra". Primo pranzo ospiti da brasiliani: come dicono loro, tudo juntos: ossia nello stesso piatto, riso e fagioli, spaghetti (forse in nostro onore), l'immancabilie churrasco con carne di toro, insalata, carne di pollo, succo di goiaba e bacurì. Ottimo!
Raccontiamo di come, nella nostra vecchia Italia siamo considerati ancora giovani, tutto sommato. Spesso ci siamo sentiti dire: "Ah! così giovani, già sposati con una bimba..." qui è una barzelletta! Alla nostra età tutti hanno già figliato e tanto...Anzi, la famiglia di Joao è tutto sommato numericamente modesta: basti pensare che Joana, la moglie, ha 12 tra fratelli e sorelle e tutti dalla stessa madre e dallo stesso padre (così, ci ha tenuto a sottolineare). La zia, e ancora facciamo fatica a pensarci, ha 22 (=ventidue/00) figli; io e Manu  ce lo siamo fatti ripetere un paio di volte. Evidentemente, le questioni di famiglia si dirimono con una partita di calcio.
Inutile negare che, nonostante tutti i buoni propositi di vivere come loro, di mettersi nei loro panni, non potremmo mai essere come loro, semplicemente perchè non ce la potremmo fare. Ne siamo e ne sono consapevoli: tanto basta per evitare inutili pietismi e trovare punti di incontro e di interesse sui cui confrontarsi: il cibo, le diverse tradizioni , i figli. 
Di ritorno nella nostra casa, tuttavia, un senso di imbarazzo ci coglie impreparati; ci accorgiamo di come la nostra, sia tutto sommato, una casa "borghese". Alcuni semplici elementi, la rendono tale: l'intonaco alle pareti, il soffitto, le piastrelle come pavimento, prese della corrente e non fili elettrici penzolanti. 
Apriamo e chiudiamo velocemente il frizer: riponiamo due sacchetti di polpa di goiaba, dono di benvenuto di Joao.

domenica 6 maggio 2012

Nenèzihna


In questa terra di meticci e  afrobrasiliani,  tutti vogliono vedere la bambina bianca (nenèzihna) e ricevere la benedizione. Sì, sembra che da quando ci siamo trasferiti mia figlia elargisca benedizioni a tutti, ed anche a noi! Cioè, non si sa da quale santo siamo stati benedetti, ma con questo caldo, Marta dorme, dorme ed ancora dorme. Increduli la osserviamo,  abituati ad una bimba novembrina e milanese, uno strano mix, che ha sempre voluto dire “dormo il meno possibile!”.
Ma qui anche lei, come tutti, dorme per sopravvivere ai 31 gradi con 70% di umidità… calore percepito? Bhò! Sta di fatto che se si muove come era abituata a fare a Milano, in due nanosecondi è completamente fradicia. Anche prendere il latte è uno sforzo tale da farla ritrovare in un lago di sudore. Sarà per questo motivo che tutte le donne con bambini girano con una specie di asciugamanino?! Oggi l’hanno regalato anche a me! Finalmente! Iniziavo ad avere i puntini rossi del sudore sulle braccia!!!
Tutti sono sconvolti anche dal fatto che mia figlia indossi una canottiera. Non le metto altro, solo una canottiera ed il patello, ma qui sembra già tanto…
A proposito…aver scelto pannolini lavabili in Italia può sembrare una scelta etica, qui diventa una scelta totale. Senza lavatrice, ogni volta che Marta non fa la pipì, ma sporca il pannolino, devo correre a lavare il patello. Il tonquino non è in grado di lavare… Inoltre con che acqua lavare? L’acqua della strada non trattata o l’acqua della strada filtrata? Opto per quella filtrata temendo funghi e chissà cos’altro, ma ne esce una goccia… Insomma ci metto una vita, ma ormai è diventata una questione di coerenza!!! Non si possono fare scelte solo se si è comodi!
Marta ha sei mesi, bisogna iniziare a svezzarla! Passiamo una giornata a Sao Luis alla ricerca di un seggiolone senza piedi, scoprendo dopo su internet che non lo usano e che costa tantissimo, per cui Marta ha un seggiolone coi piedi! Parto da Milano convinta dell’autosvezzamento, poi qui inizio ad avere un po’ di paura per l’acqua… Noi possiamo usare quella filtrata per cucinare, ma per lei? Proviamo ad iniziare con la prima pappa, sembra piacerle… Sulla ricetta c’è scritto di usare la zucchina solo se è di stagione, ma quale stagione???? 
Poi una mattina passano una coppia con un bimbo di sette mesi  in moto (solo il padre col casco, è obbligatorio solo per chi guida!) e ci portano in un centro di salute. Lei prima mi chiede se ho il libro della nascita di Marta ed io orgogliosa mostro la fotocopia delle vaccinazioni, lei estrae un libretto in cui sono segnate tutte le vaccinazioni, i vari pesi… Arrivati al centro di salute vogliono vaccinare Marta a tutti i costi per la gripe,  noi che non sappiamo cosa sia tergiversiamo dicendo che forse ha già il vaccino… Ci guardano sconcertati! Alla fine capiamo da un “suino” associato a gripe che probabilmente si tratta della febbre suina, la signora delle vaccinazioni continua a ripetere “morte, morte”. Alla fine ce ne andiamo dicendo “Torneremo”.
Chiedo dove tengono i bambini che non camminano. Marta sta stretta nel letto, ma per terra ancora cade e poi con le baratas (su internet dice che portano l’epatite a…), nella capitale ho visto dei box, ma mi sembravano stretti e piccoli… Mi rispondono che stanno nell’amaca o che se ne occupano le sorelle maggiori… L’amaca a Marta per ora non piace, devo procurarmi una sorella maggiore!!!    
Essere qui fa sì anche che la prima volta al mare di mia figlia non sia al mare, ma nell’oceano!!!