Eh sì, perchè, la pesantezza della burocrazia brasiliana è pari almeno alla dimensioni fisiche di questo enorme gigante dell'America Latina. Basti pensare che lo stato del Maranhao, dove ci troviamo, è praticamente grande come l'Italia più la
Svizzera, tutto il Brasile è 28 volte l'Italia!
Nemmeno il tempo di disfare i bagagli che già premeva una prima cruciale scadenza: l'iscrizione dei
nostri nomi nel registro stranieri alla Policia Federal dello stato del
Maranhao. Dovevamo regolarizzare la nostra posizione entro un mese
dall'arrivo su territorio brasiliano, altrimenti eravamo a tutti gli
effetti clandestini e come tali passibili di espulsione e reimpatrio forzato. Una beffa!
E così, di nuovo in capitale, a Sao Luis, sei ore di auto, per sottoporci al rito delle impronte
digitali (anche Marta :), della foto "segnaletica", alla compilazione di documenti e
ovviamente, al pagamento di tasse varie.
Come è facile immaginare il tutto non si svolto in poche ore ma... in pochi giorni. E tutto sommato è andata anche bene.
Il primo giorno, siamo stati platealmente respinti in quanto mancanti di un fondamentale documento compilabile solo on line. E lì, al momento non era prorio possibile farlo: ormai era tardi, l'ufficio stava chiudendo, la connessione internet era lenta, Saturno non era allineato con Giove. Fatelo a casa voi, ci vediamo domani. Peccato che il giorno dopo tutti gli uffici pubblici erano chiusi per festività, per cui appuntamento rimandato al giorno dopo ancora.
Ci presentiamo in perfetto orario, troviamo un altro funzionario, tutto ok, ci rilasciano un tagliandino di carta, dicendo che in attesa del tesserino originale, dovremo avere sempre con noi questo pezzettino di carta che ci permetterà di non essere espulsi. L'originale arriverà solo verso ottobre quando già dovremo pensare e prepare i documenti per il prossimo rinnovo. Un cane che si morde la coda.
Quando entri in un ufficio pubblico brasiliano, hai poche certezze: la prima, un freddo siberiano che ti accoglie all'ingresso e ti segue in ogni ufficio. Un'aria condizionata talmente fredda che non vedi l'ora di andartene, ti inibisce dal porre qualunque domanda. Hai paura che la risposta troppo lunga possa farti venire le stalattiti alle sopracciglia. E poi il termos di caffè, in un angolino preparato a puntino, con la tovaglietta, le tazzine e il dolcificante ipocalorico, a disposizione di tutti, come a dire "non c'è fretta, fatti un caffè".
Altre certezze non ce sono: è un girovagare tra uffici, sperando di incontrare la persona che sappia darti una risposta. E' una burocrazia "fai da te", una burocrazia delle Havaianas: stai comodo e aspetta!
Un apparato burocratico che, in sostanza, non tiene il passo e non supporta un'economia che corre: a differenza della vecchia Europa, anche quest'anno il Brasile avrà una crescita record. E' un Brasile che ambisce al ruolo di "Grande" e come tutte le "Grandi", stringe le maglie dell'immigrazione, chiede le credenziali a chi
entra. Negli ultimi anni, il tasso di immigrazione è cresciuto del 52%. Boliviani, Peruani, Ecuadoregni bussano alla porta e chiedono di poter avere un fetta della torta, o almeno raccogliere qualche briciola.
Ma noi non c'entriamo con questa storia: siamo fortunati, abbiamo chiesto noi volontariamente di entrare, non è stata una scelta imposta dalla fame. Nessun aguzzino da pagare, nessun mezzo di fortuna con cui arrivare. Ma le strette politiche migratorie valgono anche per noi: sul nostro visto
temporaneo di un anno è chiara l'ndicazione dell'associazione chiamante e
della assoluta proibizione ad ogni attività remunerativa. Ossia, nessuna pizzeria "Bella Italia" a Barra do Corda, almeno con questo visto.
Per l'assegnazione del codice fiscale, altro documento fondamentale per ottenerne a cascata altri, dopo aver fatto la coda alle Poste (il mito della coda alle Poste regge anche qui!) ci rilasciano solo un numero di protocollo della pratica inoltrata e ci dicono che per completarla dobbiamo recarci all'ufficio distaccato del Ministero dell'Interno a Presidente Dutra, città ad un'ora di auto da noi.Ci avvertono anche che nessuna pratica potrà essere evasa senza un nostro certificato di matrimonio e senza il certificato di nascita di Marta. Preoccupati, lo chiediamo dall'Italia, ce lo mandano e ci premuniamo anche di una traduzione casereccia in portoghese. Ovviamente documenti e traduzioni che nemmeno ci chiederanno per il rilascio del CPF (codice fiscale) all'ufficio distaccato del ministero. Per un secondo solo, ho anche pensato di far notare le diverse versioni : ma la ragione ha prevalso, abbiamo preso i tesserini e via...senza prendere nemmeno il caffè.
Ora con il codice fiscale potremo ottenere la tessera sanitaria, ma questa è tutta un'altra coda...
Ps. Tutto ciò ovviamente non vale per il visto turistico. Non si spaventi chi vuole venire a trovarci.